Georges Simenon, belga, è stato uno dei grandi scrittori del Novecento. La sua fortuna è dovuta anche e soprattutto ai romanzi con protagonista il Commissario Maigret, tra i più amati personaggi della letteratura del secolo scorso.
Questi romanzi, va subito detto, non hanno quasi nulla in comune con il mystery dell'epoca, soprattutto quello francese, in cui operano geniali orditori di enigmi come Nöel Vindry, Pierre Very o Gaston Boca. Simenon, soprattutto nel primo periodo, non ha alcun interesse nel costruire trame interessanti, e scrive quasi esclusivamente per motivi economici. Lo si nota perfettamente dall'incredibile mole di testi pubblicati nel giro di pochissimo tempo (10 romanzi nel solo 1931), e dalla loro brevità.
In breve, le opere di Simenon con Maigret, pur solcando il filone della detective story, sono lontanissime dal mystery: appaiono invece piccoli tasselli di una grandiosa Commedia Umana, fondamentali per comprendere l'evoluzione di Parigi e della terra di Francia dai primi anni Trenta sino agli anni Settanta.
Il ciclo iniziale, che si snoda dal 1931 al 1934, è più complesso a livello di intrecci, ma nello stesso tempo più confusionario, acerbo e meno poetico. Il secondo ciclo, invece, che corrisponde al periodo 1940-1972, vede romanzi più lirici, approfonditi psicologicamente, nostalgici e malinconici, spesso ambientati nei soli dintorni parigini.
Questo Pietr-le-Letton, scritto nell'inverno del 1929 e pubblicato da Fayard nel 1931, è il testo d'esordio con protagonista Maigret, ed è piuttosto emblematico, perché mette in luce le problematiche del romanzo poliziesco del periodo.
In questo romanzo Simenon rimane a metà tra il romanzo d'avventura e hard-boiled, con Maigret che si muove in modo caotico tra i meandri della città, cercando di risolvere un caso tortuoso e complicato nell'accezione più negativa del termine. I caratteri del commissario appaiono ancora sin troppo stereotipati: un uomo fatto di granito, implacabile e dallo sguardo di ghiaccio, sin troppo indifferente nei confronti del mondo, sul quale getta uno sguardo disincantato e a tratti cinico.
Dopo un prologo vivido e affascinante, avvolto da un'atmosfera di grande inquietudine, tra appostamenti durissimi sotto la pioggia e squallidi bar, il romanzo inizia piano piano a perdere d'interesse, penalizzato dalla ricerca di un'azione che non pare essere nelle corde dell'autore. Lentamente si dispiega il tema del doppio, Maigret viene ferito, ma alla fine il mistero (se di mistero si può parlare) sarà risolto.
Simenon non è ancora Simenon, e il tentativo di avvicinarsi alle atmosfere e ai moduli dell'hard-boiled è deleterio: disordinato, lentissimo e per larghi tratti di una pesantezza oggi insostenibile.

