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venerdì 20 marzo 2015

Carissimo Maigret, Mon Cher Montalbano - Sky Arte

Questi giorni, Sky Arte trasmette un piacevolissimo dialogo tra Andrea Camilleri, creatore del Commissario Montalbano, e John Simenon, figlio del grande Georges, padre di Maigret. All'interno di casa Camilleri, o almeno così pare, i due affrontano svariati argomenti che caratterizzano l'universo poliziesco: John descrive l'arte del padre, i motivi che lo hanno spinto a smettere di scrivere polar per poi ricominciare, rammenta ricordi d'infanzia e di gioventù, e giudica l'opera del padre alla luce dell'incredibile popolarità contemporanea dei suoi testi, di cui probabilmente Georges sarebbe stupefatto.
Camilleri, sempre straordinariamente lucido e coerente, esalta il proprio amore per l'autore belga, ricorda i primi passi nel mondo della televisione (con la serie televisiva) e del poliziesco, parla di Zingaretti e Gino Cervi, i suoi traduttori e la sua lingua, come si è modificata nel corso del tempo, e di tanto altro.
Nel mezzo di questo delizioso dialogo fuoriescono frasi quantomeno discutibili (Simenon come inventore del "romanzo poliziesco europeo"), che rientrano nella logica con cui Camilleri considera il genere poliziesco (una gabbia, in cui ci si può muovere quasi con difficoltà), logica che io, umilmente, amando l'autore, non condivido, e che anzi ritengo responsabile di una certa decadenza letteraria degli ultimi romanzi. Ma il mio pensiero - quando un romanzo poliziesco diventa inconcludente nel suo intreccio, è inevitabile che si trasformi in un romanzo meno potente e convincente - non conta. Se potete, guardatevi questo piccolo gioiello: dura una mezz'ora, e piacerà sia agli amanti di Simenon che a quelli di Camilleri.

lunedì 2 febbraio 2015

Pietr-le-Letton (Pietr il Lettone, 1931) - Georges Simenon

Georges Simenon, belga, è stato uno dei grandi scrittori del Novecento. La sua fortuna è dovuta anche e soprattutto ai romanzi con protagonista il Commissario Maigret, tra i più amati personaggi della letteratura del secolo scorso.
Questi romanzi, va subito detto, non hanno quasi nulla in comune con il mystery dell'epoca, soprattutto quello francese, in cui operano geniali orditori di enigmi come Nöel Vindry, Pierre Very o Gaston Boca. Simenon, soprattutto nel primo periodo, non ha alcun interesse nel costruire trame interessanti, e scrive quasi esclusivamente per motivi economici. Lo si nota perfettamente dall'incredibile mole di testi pubblicati nel giro di pochissimo tempo (10 romanzi nel solo 1931), e dalla loro brevità.
In breve, le opere di Simenon con Maigret, pur solcando il filone della detective story, sono lontanissime dal mystery: appaiono invece piccoli tasselli di una grandiosa Commedia Umana, fondamentali per comprendere l'evoluzione di Parigi e della terra di Francia dai primi anni Trenta sino agli anni Settanta.
Il ciclo iniziale, che si snoda dal 1931 al 1934, è più complesso a livello di intrecci, ma nello stesso tempo più confusionario, acerbo e meno poetico. Il secondo ciclo, invece, che corrisponde al periodo 1940-1972, vede romanzi più lirici, approfonditi psicologicamente, nostalgici e malinconici, spesso ambientati nei soli dintorni parigini.
Questo Pietr-le-Letton, scritto nell'inverno del 1929 e pubblicato da Fayard nel 1931, è il testo d'esordio con protagonista Maigret, ed è piuttosto emblematico, perché mette in luce le problematiche del romanzo poliziesco del periodo.
In questo romanzo Simenon rimane a metà tra il romanzo d'avventura e hard-boiled, con Maigret che si muove in modo caotico tra i meandri della città, cercando di risolvere un caso tortuoso e complicato nell'accezione più negativa del termine. I caratteri del commissario appaiono ancora sin troppo stereotipati: un uomo fatto di granito, implacabile e dallo sguardo di ghiaccio, sin troppo indifferente nei confronti del mondo, sul quale getta uno sguardo disincantato e a tratti cinico.
Dopo un prologo vivido e affascinante, avvolto da un'atmosfera di grande inquietudine, tra appostamenti durissimi sotto la pioggia e squallidi bar, il romanzo inizia piano piano a perdere d'interesse, penalizzato dalla ricerca di un'azione che non pare essere nelle corde dell'autore. Lentamente si dispiega il tema del doppio, Maigret viene ferito, ma alla fine il mistero (se di mistero si può parlare) sarà risolto.
Simenon non è ancora Simenon, e il tentativo di avvicinarsi alle atmosfere e ai moduli dell'hard-boiled è deleterio: disordinato, lentissimo e per larghi tratti di una pesantezza oggi insostenibile.