Visualizzazione post con etichetta Goffredo Fofi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Goffredo Fofi. Mostra tutti i post

lunedì 8 dicembre 2014

L'imbarazzante prefazione di Goffredo Fofi a Fer-de-Lance (1934), Beat Edizioni - Rex Stout


A partire dal 2011, la casa editrice Beat ha iniziato a riproporre in libreria i grandi romanzi di Rex Stout con protagonista Nero Wolfe. Questo Fer-de-Lance è la sua prima indagine, pubblicata originariamente nel 1934 e precedentemente edita da Mondadori con il titolo La traccia del serpente.
Sul problema se l'iniziativa abbia senso o meno non sono qui per discuterne (anche se credo si capirà leggendo questo breve pezzo), mentre voglio concentrarmi sulla prefazione a questo volume, scritta dal critico cinematografico Goffredo Fofi.
Egli (giuro, sono parole reali), riferendosi ai romanzi gialli Mondadori scrive:

"Quando quei romanzi erano un po' troppo impegnativi e un po' troppo lunghi rispetto allo standard considerato ideale dal marketing della Mondadori, solerti traduttori e redattori provvedevano a tagliare, ridurre, addomesticare. E lo scopo era quasi sempre raggiunto: distrarre e divertire, ma tenendo tuttavia attivi i meccanismi della mente, un po' come succedeva con le parole crociate, un surrogato del vero pensiero, un riposo dal vero pensiero. Veniva di qui il fascino del giallo classico, romanzo da treno e romanzo da dopo lavoro o da pomeriggio domenicale e, senza offesa, da sala da bagno."

Io credo si possa fare cattiva informazione in tanti modi. Ma più incompetenza e ignoranza di così, compresse in poche righe, sono difficili da trovare.
Già il semplice fatto che si scriva a proposito di qualcosa di cui si ignorano anche le basi (altrimenti a questo punto occorrerebbe porsi domande di altro tipo) è piuttosto pericoloso, ma il fatto che si pronuncino certe frasi mentre si sta parlando di Stout, l'autore che in Italia forse più di tutti ha risentito dei terribili tagli dei traduttori, è talmente imbarazzante che non trovo nemmeno le parole da usare. Se aggiungiamo che la Beat ha usato una traduzione italiana vecchia e non integrale (ma lo ha fatto per tutti i testi di Stout), capirete benissimo che tipo di autogol ridicolo sia stato compiuto.
Se questa è la critica letteraria che ci meritiamo in Italia, siamo un paese morto e sepolto.
Che schifo.