domenica 17 agosto 2014

Chambres Closes Crimes Impossibles - a cura di M. Soupart, P. Fooz, V. Bourgeois, 1997



Questo volume, pubblicato nel 1997 ma di difficile reperibilità oggi sul mercato, è la risposta francese al testo Locked Room Murders di Robert Adey, del 1991. Le posizioni espresse dai tre curatori, Soupart, Fooz e Bourgeois, confluiranno, insieme a quelle di Lacourbe, nel primo tomo del recente 1001 Chambres Closes, di cui ci siamo occupati non molto tempo fa. 
Ciò che maggiormente separa Chambres Closes, Crimes Impossibles dai testi apparsi cronologicamente prima di lui, è l’introduzione del criterio valutativo, delle cosiddette stelline (da * a **** in questo caso, con i simboli + o - a indicare dei mezzi punti), che non c’erano né in Lacourbe né in Adey. 
La cosa che più interessa analizzando questo testo è comprendere quali siano le differenze di pensiero che dividono Lacourbe dai tre belgi. Infatti, in 1001 Chambres Closes, curato da tutti e quattro, le varie opinioni si amalgamano felicemente, ma non senza qualche attrito.
Per farla breve, studiando 99 Chambres Closes, del 1991, o Mysterès à huis clos, del 2007, possiamo individuare le preferenze di Lacourbe, mentre in questo Chambres Closes, Crimes Impossibles, del 1997, troviamo il pensiero di Soupart, Fooz e Bourgeois, non mediato dall’opinione altrui. 
Iniziamo dicendo che il testo - che analizza oltre 750 tra romanzi, racconti, film, serie tv etc, tutti pubblicati in Francia - è molto interessante, perché presenta un abbozzo di trama, opinione, voto e soluzione per ogni opera selezionata. Ovviamente, facendo riferimento solo a testi che sono stati tradotti in francese, si nota la mancanza di qualche Carr, Rawson, Talbot, qualcosa di Chesterton o Commings e così via, ma nel complesso la vastità di materiale è invidiabile. 


Se andiamo a ben vedere, le differenze tra Lacourbe e i suoi amici belgi sono molte di più di quanto ci si potrebbe aspettare. Qui sotto ne elencherò alcune delle più vistose:
  • La passione di Soupart, Fooz e Bourgeois per Paul Halter va al di là di qualsiasi altra cosa ed è decisamente una delle poche note stonate del volume. Non è possibile che Halter abbia voti più alti di Carr, e non è ammissibile che ogni suo romanzo (persino La maledizione di Barbarossa!) sia recensito col massimo dei voti. Fortunatamente, almeno in parte, l’intervento di Lacourbe ha ridimensionato tali testi, nel recente 1001 Chambres Closes (vol. 1).
  • Il fervore per Halter non dipende da quello che potremmo definire sciovinismo francese. Infatti alcuni autori della French Golden Age non godono degli stessi straordinari elogi dispensati da Lacourbe. Uno su tutti il grande Noel Vindry: se da una parte egli è celebrato come grandioso inventore di enigmi, dall’altra vengono spesso messe in risalto certe sue imperfezioni stilistiche. Non a caso solo La bête urlante ha il massimo dei voti.
  • Rispetto a Lacourbe, inoltre, i tre belgi spendono parole al miele per S. S. Van Dine (The Canary Murder Case, soprattutto), Clayton Rawson (Off the Face of the Earth e From Another World hanno la massima valutazione), Virgil Markham (The Devil Drives) e Leo Perutz (Il maestro del giudizio universale); danno ***+ a It Walks by Night di Carr (molto criticato invece dallo studioso francese) e appaiono al contrario decisamente più cauti su Chesterton, Clifford Orr (The Wailing Rock Murders ha *!), Jean Alessandrini e Anthony Abbot. Infine conservano piccolissime riserve su Peter Dickinson e Randall Garret, per citare due autori molto amati da Lacourbe.

Insomma, è chiaro che queste considerazioni sono semplicemente abbozzate, ma indicano quantomeno che le differenze di pensiero tra i quattro studiosi sono evidenti. Sarebbe stato sicuramente istruttivo assistere alle varie discussioni precedenti alla definitiva redazione di 1001 Chambres Closes!

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